liriche di Claudio Cisco
IL GIOCO DELLA MORTE
Si è fatta bella
la morte,
che con mano gentile
dell’inferno m’ha schiuso le porte.
Stanotte ha indossato per me
l’abito da sera,
soffiandomi lieve sul viso
un alito di primavera.
È Bella!...È santa!... Così vestita da
puttana,
giarrettiera, pizzo e calze a rete.
Con mosse seducenti s’aggiusta la gonna tra
le gambe,
mentre si aggira furtiva con la sua falce
intorno a queste tombe.
Intenso il suo odore,
inebria come vino l’aroma del peccato,
gocce di mistero i suoi occhi,
sensuale si manifesta il profumo del
tormento.
Malizioso e penetrante il suo sguardo grigio
fumo
m’ ha legato con robuste catene
e posseduto sull’altare del piacere
attimo di fugace emozione.
Come rito sacro
di gran sacerdotessa,
intenta a celebrare
messe nere.
Pezzi di carne cruda
e sangue offerti in sacrificio,
calice di fiele per acquietare
l’ansia nell’oblio.
Incantevole, dolce ella appare
e io l’ho amata
su un letto di passione impudica e discinta
intensi orgasmi i nostri tra lenzuola di
seta,
nettare d’ambrosia e miele il suo calice.
È cosi bella....Così dolce ....Mio Dio !
sul viso vivida
risplende una luce.
Sembra innocente e pura
come una bambina,
il mio nero angelo
invece mi tenta come una sfrontata
sgualdrina.
La
cerco!... La voglio! ... La bramo!...
non conosco il suo nome
ma in silenzio
la chiamo.
Da questo mucchio di cenere e ossa
dove è sepolta sotto nuda terra,
la mia sconsacrata fossa
è già pronta.
Leggera come un’odalisca
ella volteggia su opposti cieli,
sinuosa muove i passi di una strana danza,
sventolando lunghi veli.
È allegra...libera... e mi sorride!
Mentre cerco di afferrarla con le dita
scheletrite:
“Dimmi come ti chiami!” le chiedo finalmente,
me lo scrive con rossetto color porpora
su una lavagna azzurra
illuminata da una stella:
“Amor mi chiamo io! E dolore è... l’eterno
compagno mio”
mi risponde.
PREGHERÒ
Pregherò per chi mi ha creato
e per te che mi sei sconosciuto,
per chi nel deserto arso dal sole
brama un sorso d’acqua
e per chi nel freddo degli inverni
batte i denti esposto alla neve.
Pregherò per chi crede di cambiare
qualcosa con una guerra,
e allo stesso modo pregherò
per chi suda nella valle della vita,
mentre scuote con fatica
le zolle della propria terra.
Pregherò per chi cura le piaghe del corpo
non vedendo le ferite della propria anima,
pregherò anche quando da te
sarò cacciato, non capito
perché solo di parole sarò vestito
e di fede consolato.
Pregherò accettando
il tuo passo nel mio confine
condividendo senza spartire,
imparando a servire prima di mangiare
porgendo rispetto perché anche tu come me
non rimanga da solo ma faccia parte di un
tutto.
Pregherò per chi è rinchiuso
dentro o fuori le mura,
che sia prigioniero d’ingiustizie
o per le proprie colpe,
per chi è un re e si sente povero
e per chi è povero ma si sente un re.
Pregherò per i tuoi azzardi
perché non di sola mano sarà il peccato
ma conteranno anche gli sguardi
di chi umilia con occhi e gesti,
pregherò per chi non crede
e per chi da poco ha imparato a farlo.
Pregherò senza giudicare perché ho peccato
più di te
io che non so neanche il tuo nome,
pregherò senza limite alcuno
e ancor più per chi ha offeso
nella speranza che scopra
il valore di un perdono.
Pregherò
chiunque tu sia
alla luce del sole
o nel buio di questa notte
perché tu mi abbia al fianco
qualunque sarà la nostra sorte.
LA BAMBOLA GONFIABILE
Per quante notti
ti ho tenuta stretta a me, mio pneumatico
amore
sotto le lenzuola come una vera amante!
Ti ho baciata, accarezzata, posseduta
quanto liquido seminale ho versato su di te
e quante dolci parole d’amore ti ho
sussurrate.
Eri giovane in viso con trecce infantili
seducenti le tue forme
ti mostravi sempre pronta e disponibile.
Oggi rido di te
dell’assurdità di averti comprata
e tenuta nel letto con me per così tanto
tempo.
È stata solamente follia
o la mia solitudine forse è la chiave d’ogni
risposta
ma non c’è nulla di logico in questa pazzia
che è la vita.
È la mente umana
specie la mia nella propria lucida follia
ad esser così ammirevolmente imprevedibile.
CARITÀ
Siede un mendico
lungo la strada
con voce querula
tende la mano.
Passan le donne
lo sfioran gli uomini
nessuno sguardo
verso il vecchio scarno.
Eppur egli tende
più smunto il viso
sempre protesa
la mano tremante.
O perché mai
indifferente l’uomo
alla miseria resta
del proprio fratello?
ATTESA
Felici tanto
al tremulo trillar d’un campanello
i bimbi escono da scuola.
Ed erra una gran gioia tutta intorno
che irrompe impetuosa nel cortile
fra dolci braccia trepide d’attesa.
È tutto un luccichio di mille speme
di palpiti e d’amore
su cui sorride intatto l’arco dei cieli.
MIA STREGA
Balla mia strega
balla per me muovendo più forte i fianchi
balla con il corpo e con l’anima.
Balla sotto questa luna piena
colora d’argento i miei sogni
nei tuoi occhi vedo riflessi cosmici
diamanti.
Non ho bisogno di bere il tuo filtro
mi hai stregato solo con lo sguardo
mi hai in tuo potere ormai.
Riempimi i sensi e l’anima di te
abbandonati tra le mie braccia
e regalami la tua follia per sempre.
LA BELLEZZA DEL SILENZIO
Chiuso in un silenzio
senza fine
la solitudine mi fa compagnia.
È bello il silenzio
è di una bellezza
che fa paura.
COLORI SPENTI
Tu, bambino che abbracci un fucile e spari,
dimmi cosa guardi lassù.
Io vedo solamente un cielo di fuoco che
illumina la notte,
cammino tra i campi ed urto contro… la morte.
E tu, bambino che schiavo fai la guerra
imbracciando un fucile,
dimmi, raccontami di quando nei prati vedevi
fiori bianchi.
Io… non li vedo più!
osservo solo occhi che non guardano più alcun
colore,
orecchie che non sentono più alcun rumore
cuori che non provano più alcun dolore.
Erba spezzata, prati calpestati, fiori
contaminati.
Io bambino Italiano chiedo a Dio per te,
un infinito giardino, che risvegli il tuo
cuore e ti riporti a giocare.
OCCHI SENZA LUCE
Ti guardi riflessa allo specchio,
sei bella ancora,
ma come sei diventata adesso? Sembri
anestetizzata
chi sei? Fuggi da questa tua vita vuota.
Hai il viso di sempre,
i gesti, le smorfie
non son cambiate,
ti manca il sorriso lo so
ma sei tu, positiva, anche se credi di non
esserlo
sei quella di prima,
la stessa che un tempo correva felice, eri un
mito per me
ingenua, innocente, serena
con gli occhi pieni di sogni,
diamanti di luce
sei sempre tu, speciale, non immagini quanto
son solo passati due anni!
tu non puoi sentirti già vecchia, inventa di
nuovo la vita.
Hai cercato la tua libertà senza sapere mai
dov’era.
I sogni
ti sono stati rubati dal destino
e tu,
sei da sola nel mondo,
fantasma vagante senza pace
inquietudine nell’anima.
Dolore?
Sì,
tu l’hai conosciuto, vissuto e forse ti ha fortificato
ma ora non è tempo di morire come credi.
Devi reagire alle ingiurie e ai malanni che
ti stendono,
risorgere dalle macerie: morire è il nulla
chi vive può ancora sperare.
Vedrai cambierà solo se tu ti ritroverai
e ritornerai ad essere quella di ieri in una
casa che non sia solo tua.
Adesso anche gli occhi
sembrano spenti, svogliati
e non è rimasto che vuoto,
un corpo riflesso allo specchio,
privo d’identità, senza reazioni
che non sa chi sia, ridotto ai minimi termini
giovane ancora,
ma vecchio dentro,
vivo
ma senza sangue nelle vene,
con un viso che non sorride
e due occhi senza luce.
MELODIE DEL CUORE
Ho riascoltato oggi,
dopo anni,
una musica che non sentivo più:
liuto, violino, arpa e chitarra.
Una cascata di suoni
che prima, la mia tristezza,
mi impediva di apprezzare;
le scale di chitarra
percorse da dita alate;
i trilli del violino
suonati da un archetto fatato;
le note del liuto
toccate con dolce armonia;
le fantasie dell’arpa
cercate fra una miriade di corde;
ma la mia anima, prima, non era serena;
e non c’è mente più chiusa di quella
che non si vuole concedere!
Ma oggi, di nuovo,
ho apprezzato quelle melodie
e che gioia sentir cantare nuovamente il
cuore!
LA VOCE DEL CREATO
Musica nell’universo
come di mille strumenti
agli occhi nascosti
ma palpitanti di ancestrali note.
Armoniose spirali si diffondono,
vagano sospinte dal vento,
cullate dalle onde del mare,
vestite della tenerezza di un’alba,
del riverbero infuocato di un tramonto.
Melodie piovono dal cielo stellato,
scivolano sui raggi di luna
e si librano nel silenzio della notte
come nenia al sonno degli umani.
Suoni sublimi rapito percepisci
se incontri il languido sguardo di una donna
o il candido sorriso di un bambino,
se chi soffre con gli occhi ti ringrazia,
grato apprezzando una tua carezza.
Non soltanto gli artisti hanno sensi
per cogliere il bello della vita:
basta lasciare fuori da se stessi
il fragore del mondo
ed ascoltar la voce del creato,
di ciò che ci circonda e che ci parla
di quanto la Natura ci ha donato.
STILLE DI SENTIMENTI
Stille di sentimenti
imperlano i miei occhi,
scavano solchi sul viso,
scendono lunghe e piovono
su questo foglio vuoto.
Lacrima il mio pensiero,
piange il ricordo
di un passato lontano
che più non può tornare
immobile come mummia imbalsamata.
Di quel che avevo in mano
e distratto lasciai cadere,
di ciò che allora non colsi
ed incosciente sciupai
nulla più mi rimarrà.
GLI OCCHI DI UN BAMBINO
Guarda la luce
negli occhi
di un bambino,
osservane la purezza,
la voglia di scoprire,
l’innocenza.
Guardala attentamente,
fanne tesoro,
proteggila,
è il riflesso d’un angelo,
melodia del paradiso,
ninnananna e girotondo di eternità.
Solo quella luce autentica
riuscirà a rimetterti
in pace col mondo,
sarà l’unica ragione
per cui valga la pena
vivere e sperare nel domani.
ELEVATI POETA
Elevati, poeta!
agita forte le ali della fantasia
e portati in alto,
dove non giunga il rantolo
di questa umanità morente,
il fragore delle armi,
la disperazione degli oppressi.
Allontana dallo sguardo
le brutture di un mondo
contaminato e contorto.
Immergiti nell’argento lunare
e fatti specchio per riflettere
su questa derelitta terra,
un raggio rubato al sole
che illumini le menti
e sia speranza d’un futuro migliore.
Eleva, ispirato Aedo,
un canto di pace che come neve
scenda ad ammantare le valli
ed addolcire i cuori.
Celebra la Natura,
che pur maltrattata e stanca,
ogni giorno si veste di bellezza
per far felice l’uomo.
I VECCHI
E guardo questi volti stanchi
il mio cuore e la mia anima
si aprono a nuove sensazioni profonde
di indicibile tenerezza
che mi conducono alla scoperta di un mondo
a me prima sconosciuto.
Provo a ridisegnare la vita di ciascuno di
loro
anime vaganti in un limbo immaginario
ma così terribilmente reale
quasi tangibile.
così disperatamente soli, avviliti,
scoraggiati
invecchiati di fuori ma tornati bambini di
dentro.
Menti brillanti un giorno ormai lontano
ora prigioniere di se stesse
dove le parole che escono dal cuore
diventano solo suoni col sapore salato
delle loro lacrime non viste,
vecchi considerati morti ancor prima di
esserlo.
Sarebbe così semplice capire, provare nella
profondità di noi stessi
tutti i sentimenti che ci propongono
inconsapevolmente queste anime silenziose
che forse non hanno avuto il tempo di dire,
ieri:
“Io vado. Esco di scena.
Ti lascio il palco della vita; il prossimo
atto è tuo”.
SCONVOLGIMI
Trascinando la mia anima per i capelli
portami
negli oceani più tumultuosi,
facendo ondulare nelle profondità
il mio esile essere come un fuscello.
Poi di corsa
trascinami nei deserti più arroventati,
con migliaia di serpenti ai miei piedi
in modo che io possa atterrirmi.
Quando tu mi prendi il cuore e lo stomaco
sei peggio di un cancro
non hai pietà
mi annienti, mi distruggi.
Spingimi da altissime cascate
e lanciami giù per lasciarmi affogare nelle
acque impazzite
facendomi percepire il vuoto assoluto
più terribile della stessa imminente fine.
Segregami in caverne
popolate da infimi animali
che possano succhiare
quasi tutto il mio sangue.
Fammi sostare in vallate sconfinate
perennemente ghiacciate,
abitate da enormi rapaci
pronti ad affondare i loro poderosi artigli
nella mia povera carne.
Sii spietata e crudele con me
perché sai esserlo se vuoi
questa è la tua essenza di donna angelica
pronta all’occorrenza a diventare diabolica.
Svegliami nel cuore della notte
accelerando i miei battiti all’impazzata
e poi via nelle foreste più nere
tra il rumore assordante delle piogge
battenti.
Voglio che tu mi faccia sentire
il suono minimale della follia,
mordimi quando fai l’amore con me
mischia sangue e orgasmo, orgasmo e sangue.
Fammi raggiungere le cime delle montagne più
alte
ed ascoltare il fortissimo sibilo del vento,
poi giù nelle grotte più oscure e remote
dentro l’occhio di uragani giganteschi.
Sarò nudo come un verme
ma tu indifferente ai miei lamenti
mi lascerai schiavo di dolorose tagliole
coi miei piedi lacerati da piaghe.
Insieme a te avrei voluto tante volte morire,
guardami!
mi è rimasta soltanto
un po’ di compassione per me stesso.
Se mi farai tutto questo
io ti amerò di più,
amore mio
sconvolgimi!
PICCOLO RIVOLO
Ascolto il ruscello
mentre lento ma eterno
scorre assieme ai miei pensieri,
ai ricordi di una vita.
Gocce distillate
dal suono fresco di purezza
scendon giù dalla montagna
per finire chissà dove.
Solo io e te piccolo torrente
potessi seguirti,
tornando ad esser innocente bambino,
e lievemente carezzar le tue sponde.
Percorrere strade di verità
che solo tu sai attraversare
che noi umani abbiamo da tempo perdute
sulla nostra zattera ormai alla deriva.
La sapienza è sconfitta
la ragione calpestata,
è la speranza del domani che è morta
e con essa l’amore.
Ormai niente di questo mondo
somiglia più a te, casto ruscello!
Lascia che io stia qui vicino a te piccolo
rivolo
ad imparare cose che solo tu puoi dirmi
con la musica delle tue limpide acque
col silenzio delle tue magiche parole.
PRIGIONIERO
Non ho mai chiesto di esser nato
ma è ugualmente avvenuto,
non è quello che volevo
indossare ogni giorno una maschera diversa
tanto da non sapere più chi sono
per chi vivo e perché.
Prigioniero di questo corpo
prigioniero di questa anima
prigioniero di questi pensieri
pensieri che ogni giorno si infrangono in me
come onde forti
spinte dalla rabbia del mare
senza smettere mai.
L’odio, l’amore
la vita, la morte
la gioia, il dolore
che senso c’è in tutto questo?
se non il fatto di essere prigioniero di me
stesso
prigioniero sino all’ultimo respiro.
E poi alla fine di questo incubo che cosa
resta?
Una fredda tomba?
Solo il pensiero della pace
può darmi sollievo
quella
pace che non ho mai avuto
da prigioniero di questa carne,
una pace vera, finalmente!
senza più onde.
DI NOTTE
Di notte tutto è diverso,
e cambia aspetto
e anche il freddo
può divenire calore.
Di notte tutto è più intimo,
c’è chi si abbraccia per dormire,
chi per passeggiare,
chi per far festa,
e anche un randagio,
cane o uomo che sia,
può suscitarti tenerezza.
Di notte puoi essere quello
che di giorno non sei,
forse perché non ne hai il coraggio,
c’è chi si spoglia di quelle vesti non sue
obbligato ad indossarle col sole
finalmente libero di essere se stesso.
Di notte puoi sognare,
nasconderti
amare
fare ciò che la mente vuole
ed entrare in contatto con anime
che di giorno non puoi mai vedere.
Di notte tutto è più romantico,
ti guarda la luna dal cielo
e brillano su te le stelle
torni dentro le favole dei bambini.
Di notte fai l’amore nei posti più
incantevoli,
in quelli più assurdi
spariscono i tabù, si cancellano le
inibizioni.
Di notte rifletti
preghi
crei opere d’arte.
Di notte non ci sono fantasmi
esistono solo di giorno nella tua psiche
ma con l’aiuto delle ombre puoi liberartene.
Altro che tenebre,
la notte è vita,
magia.
Di notte ti ritrovi,
di notte vivi
di notte avverti le emozioni più forti.
Di notte tutto è possibile.
VAGO
Vado
ma in realtà vengo sospinto,
verso un destino ignoto
e vago senza luce;
avanzo a passi incerti,
non ho meta,
neppure so dove la via conduce.
Spesso smarrito
guardo alle mie spalle,
alla già lunga strada che ho percorso
ed avvilito resto a meditare
quanto del tempo mio
sia già trascorso
e quanto ancora me ne rimane.
Rivivo ore di dolore e gioia,
rivedo visi amati,
e sento a volte in lontananza
suoni di campane
scandire l’ore al buio della notte
quello stesso suono che avvertivo
nelle mie inquiete notti di fanciullo.
Mi ritrovo di colpo
ragazzo spensierato,
giovane speranzoso ed incosciente,
capace d’inseguire con coraggio
sogni che dominavano la mente;
non so esattamente cosa mi prende
ma in quegli attimi io mi sento rinascere.
Ma cosa resta in fondo
di ciò nel mio presente?
forse un po’ d’esperienza ormai acquisita
qualche gioia che mi diletto a ricordare,
tristi rimpianti d’un’età beata
ma nulla più
che possa riempire questo incolmabile vuoto.
Vorrei sedermi un poco a riposare,
ma l’impietoso tempo non consente:
bisogna andare avanti senza pause,
incontro all’al di là, a cercare il niente,
darei miniere di soldi, maturità e saggezza
dell’età adulta
pur di riavere in cambio anche solo un
briciolo
della mia perduta adolescenza.
VOCI NOTTURNE
Scende la notte
sulla valle intorno
brillano in cielo
da lontan le stelle
la vita immersa
in un languor di pace.
Pur nel silenzio
voci vaghe s’odono
a tratti
altre
più ancor
distinte.
Fremiti di fronde
gracidii di rane
squittir d’alati
e d’animal notturni,
poi silenzio assoluto, più ombre e nulla
e fioche luci lontane.
O immenso buio
chi può dirmi
se riposa alfin
ciascun mortale
e se son pianto
le notturne voci?
SORRIDI
Sorridi!
Il tuo sorriso
illumina la stanza.
Sorridi!
È un giorno in bianco e nero
che si veste di arcobaleno.
Sorridi!
E l’uva si fa vino
il grano pane.
Sorridi!
Come un bambino che gioca
come una ragazzina nel suo primo amore.
Sorridi!
I primi raggi del mattino
han già vinto le ombre.
Sorridi !
La tristezza andrà via
ogni lacrima scomparirà dai tuoi occhi.
Sorridi!
Fa’ che ci sia allegria nel cuor
non abituarti mai al dolore.
Sorridi!
Fino a stancarti le labbra
mostrando i denti.
Sorridi!
Fino a quando non ti addormenterai
sorridi ancor e sempre.
VOLARE IN ALTO
Tentare, osare, ardire,
senza posa cercare,
nulla dietro lasciare.
Non affogare nella tristezza
reagire senza mai arrendersi
credere in se stessi.
Degli audaci è la vittoria,
di chi al cielo dirige lo sguardo
e mediocrità disprezza.
Sono i vermi che strisciano
presto preda dei rapaci
che volteggiano nell’aria.
Indirizzare la mente
verso grandi ideali,
ambire l’irraggiungibile.
Inseguire i propri sogni
anche per spinosi sentieri,
incuranti degli insuccessi.
Pretendere il meglio in assoluto,
volare alto e un dì potersi dire:
ho fatto tutto ciò che ho potuto.
A ME STESSO
Non può esser finita se non è manco
cominciata!
Hai toccato il fondo, non puoi scendere di
più.
La vita è fatta di alti e bassi.
Solo quando
sei nel punto più basso e non vuoi morire
puoi dire che è arrivato
il momento di tornare su
ma come si fa a risalire
se non si ha il coraggio
di cambiare?
E se cambiare
per te vuol dire solo
ritornare
al punto di partenza?
Questo è il momento della prova!
Allora datti una smossa finalmente, è colpa
tua! Lo sai
non piangerti addosso e reagisci in una nuova
vita che ti somigli davvero.
Forse all’inizio ti sembrerà duro o
impossibile
ma poi cambierà vedrai, sarà la tua rivincita
ma solo se tu lo vorrai veramente
dipende solo da te
e da nessun altro. Puoi cambiare quello che è
stato e cancellare il passato.
Guarirai solo quando lo crederai davvero
e sarai un uomo nuovo se ti convincerai di
riuscirci, ritroverai la strada trasformando il destino
sì! ce la farai, tu vincerai.
L’IMMENSO
Né più ti basterà
guardare il granchio
assiso sulla riva,
il sasso assiderato,
il lombrico nella crepa
e svolazzi radenti
di lucustre.
E più in là, sulla battigia,
il cannolicchio pesto,
e scheletri di carpe,
e legni secchi,
come gemiti di croce,
pallide alternative al vivere
in un mondo fatuo.
Tenderai lo sguardo oltre
l’azzurro planare dei gabbiani,
dei densi fumi che chiudono
della marina l’ultimo orizzonte
ov’uomo eterna, l’arcano.
Finalmente avrai l’Alternativa
ti arricchirai d’immenso.
SERENITÀ INTERIORE
Vivi in serenità
per come ti riesce
e ricorda ogni giorno
che non può piovere per sempre.
Nelle mattine di primavera
segui con gioia
il risveglio della natura
ed il sole che diventa più giallo.
Non pensare che il mondo
sia sempre pronto a prendersi gioco di te
ma fai in modo, con tutte le tue energie
che questo non accada.
Nei pomeriggi d’estate
respira profondamente l’aria dopo i temporali
e apprezza liberando la mente
quei pochi attimi di frescura.
Con i tuoi cari e con il prossimo
sii sempre leale e sincero:
il rispetto per gli altri
è la più grande virtù.
Nelle sere d’autunno
osserva le prime nebbie
che avvolgono la terra
e comincia a mandare i pensieri lontano.
L’essere umile ti aiuterà con forza
ogni giorno
anche quando dovrai lasciare
tutte queste cose, nei momenti difficili
saprai chi ti vuol bene.
E ti siano d’ausilio tali pensieri
per poter guardare il buio delle notti
d’inverno
con tranquillità, con la stessa tranquillità
con cui avrai seguito il sole di primavera.
È LA VITA
Una margherita gialla in un campo di grano
guardarla e di colpo scoppiare a ridere senza
motivo
che buffo!
e sentirsi improvvisamente bambino
e ridere, correre, aver voglia d’abbracciare
tutto ciò che s’incontra per la strada:
un cavalluccio marino sulla sabbia
una giornata di vento,
un mandarino sull’albero,
mille chiese
una rondine che vola
sola!
Tutto sembra un meraviglioso e pittoresco
quadro
dipinto di colori coi pennelli
dal più grande artista di tutti i tempi.
E continuare a guardarsi intorno
scoprendo ogni cosa con stupore e meraviglia:
un gatto sul tetto dormire come fosse in un
comodo letto,
il sorriso smagliante di un viandante,
il rumore di pioggia battente, la luce del
sole,
il gallo che canta, l’arcobaleno che ride,
è tutto così strano, così...magico!
È la vita,
semplicemente la vita!
le sue forme, i suoi colori, i suoi odori, i
suoi sapori.
È la vita che ti prende
ti porta con sé
e voli su immagini di sogni
fantastici ed irreali
fanciulleschi e spensierati.
E non smettere proprio mai di ridere,
correre, abbracciare
lo sguardo sereno si posa su ogni cosa, il
mondo sembra tutto rosa
mentre l’anima si sveglia immersa nel giallo
dell’autunno,
si abbandona all’ebbrezza dell’estate,
alla neve bianca dell’inverno
ai
papaveri rossi di primavera.
E il pensiero corre… corre come un fiume in
discesa
e s’infiamma come la brace sul fuoco
poi diviene alato come un airone libero
mentre corro senza stancarmi, guardo il cielo
felice, respiro l’aria
mi sento vivo…vivo...vivo... vivendo la VITA!
RECITAZIONE
Contorti, sofferenti
i miei pensieri ballano tetre danze
nella mente sconvolta da antico dolore;
gelido il sorriso sulle mie labbra,
forzato, quasi un ghigno beffardo,
mistificazione di gioia, paravento
di un’amarezza che tutto mi pervade
e che stroncare mi vuole.
Arduo è vincere la voglia di cedere,
di arrendersi senza un grido, un lamento,
dicendo solo: basta… hai vinto!
Poi l’abbandono cede alla speranza,
alla rabbiosa riscossa, al sano orgoglio:
rispetto mi devo, risorgere occorre,
ridestarsi dal torpore!
Ed anche se a denti stretti
e nascondendo le lacrime,
mi ridipingo un sorriso sulla faccia
e riprendo a recitar la mia commedia.
VIVI
Vivi ogni momento
come se fosse
prossimo a sbocciare,
come il gambo
ha il suo fiore,
come l’alba
il suo sole
e poi...
viversi
sfiorarsi,
lasciarsi andare,
quanto è delizioso
sorprendersi!
Ma non temere
non c’è un tempo
per appassire,
e nel tramonto
non c’è fine
sai,
nella tua purezza
ogni vita si rigenera.
Non cercare altrove la felicità
vivila dentro di te.
NELLA VALLE DEI SOSPIRI
Notte tetra, l’anima è in tormento
nella vicina foresta sibila il vento,
occhi stanchi, tristi e doloranti
scorgono immagini aberranti,
i solchi della mente luoghi speciali
per accogliere pensieri innaturali,
sarà stanchezza o malinconia
oppure un eccesso di fantasia,
vedo gli avvenimenti del passato
che sino a qui mi han trascinato,
pezzi di un mosaico mai risolto
umana condizione che affligge molto,
come un rebus senza soluzione
ti conduce all’eterna dannazione;
rifuggo in un sonno riparatore
come una preda dal cacciatore,
la mia anima vagabonda all’infinito
cercando il sollievo che m’ha tradito,
naufrago smarrito nel mare dei pensieri
amici ambigui di oggi e di ieri,
giungo sulla riva immaginaria
di un isola fatata e solitaria,
percorro il mio strano cammino
noto solamente all’ente divino,
vedo anime raminghe e vessate
con colpe non ancora scontate,
giungono le voci e i molteplici respiri
di spiriti che abitano la valle dei sospiri!
NON HO ALIBI
E non ho alibi
in questa mia follia
spartito senza note
per muto concerto.
Non ho domande
in questo mio deambulare
nel baratro
del vuoto.
Vago nel sentore
di una parola senza senso
partorita dall’astrazione
della non memoria.
Come onda del mare
si abbatte
irruente
sullo scoglio,
così
i ricordi miei
incontenibili
tornano.
LA SOLITUDINE DEL POETA
Nella spirale dell’indifferenza
a denti stretti plasmi parole,
e la notte dipani nuvole di sogni
per adagiarvi morenti illusioni
crocifisse ai remi
del quotidiano andare.
Poeta, troppo spesso la tua gioia
è fatta solamente di parole:
germogli nutriti di dolore.
Vesti abiti di solitudine,
nascondi le tue delusioni
dietro maschere di cortesia,
chiuse nel bozzolo del silenzio
indelebili le tue speranze
attendono ancora il sorgere d’impossibili
aurore:
sempre spente
dal cader dello sguardo nel riflesso
inesorabile dello specchio.
Sulle labbra costantemente preme
insoluta la domanda:
Quale la mia sorte?
Il senso vero di me?
sei solo poeta
molto più solo di chi ti legge.
Un’infinità di pupazzetti sparsi per casa mia
gli unici miei amici.
Sembrano
guardarmi e farmi compagnia.
RIFLESSI DI LUCI
Mi perdo nei suoi occhi
nelle notti che mi mancano,
approdo nelle sue labbra
come vascello nella quieta baia,
godendo attesi ritorni
di perpetue partenze.
Rileggo la mia vita
nello specchio del suo volto,
lancio la mia anima nel baratro dell’infinito
per coglierne il senso pieno
e inalterato da scure visioni,
rapito da trepidanti attese.
Ripercorro i viali alberati,
odorosi di glicini essenze,
ritrovo garrule le rondini
e miti le primavere consumate
e tutto mi appare buono,
e tutto mi appare vero;
Dal posto del suo sguardo
anche l’universo sembra più lieve,
distanti
riflessi di luci
mi riportano indietro nel tempo
rapito da antiche memorie.
LINFA VITALE
Linfa vitale
uscita intatta dal tempo dei millenni
come il respiro della storia all’albe di
tutti i giorni
come melodia d’infinito
rubata ai venti della tua terra
come i presagi
rapiti a nuovi orizzonti
per la salute dei vivi.
Ma la luce dei tuoi anni va oltre il tempo
ed accende riflessi nuovi
la morta gora dei secoli.
Oh, i giorni laboriosi
nella vecchia casa degli ulivi!
Intorno alle derelitte pietre
che sanno di stagioni spente
un albeggiare di primavere
accoglie l’umile ancella
mossa dal fiato di Dio.
L’esile rete luminosa
infiammerà l’infinito
ed aprirà ai secoli il nuovo tempo.
Ora
sul tuo volto d’estasi
che ogni nube dislega
l’essere profondo del tuo amore di Madre
affranca l’anelito e l’ansia dei vivi.
E non importa se dolore a dolore
ti recheranno ancora figli
domani:
come ieri, come oggi, come sempre,
le tue mani s’illumineranno di grazia
e i tuoi occhi piangeranno di luce.
VECCHIA SIGNORA
Su di un comodino scordato,
stipato in un angolo scomodo,
riposano gli impolverati belletti:
perlate polveri ed odorosi olii,
antiche maschere artificiali.
Solo Follia ora copre i tratti,
sfatti dalla voluttà e dal tempo,
truccando a suo modo il volto:
sangue sulle languide labbra,
cenere copre gli stanchi occhi.
Davanti allo specchio venato,
cerchiato di stelle spente,
scende il sipario sullo spettacolo:
malsano ghigno s’apre tra le dita,
rigide sbarre tra Lei e la realtà.

































































































































































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